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sociale

A COVID-19 production

Tratto da una storia vera

Piacenza, gennaio 2020
Prendo un grosso respiro. “Vedrai che sarà un anno memorabile!”
Ed in effetti è proprio così che dovrebbe essere.
Finalmente arriva anche per me la tanto attesa quinta superiore: ansia, felicità,
voglia di iniziare una nuova estate, una nuova vita. Un continuo percorso ad ostacoli tra recuperi, raccomandazioni, attualità, sedute infinite in biblioteca, videochiamate, viaggi, feste.
Una concentrazione meravigliosamente anormale di emozioni.
Passa il primo quadrimestre. E fin qui tutto bene.

Piacenza, 21 febbraio 2020
Interno, mattina. Un normale, lento, avvicendarsi tra lezioni, interrogazioni e professori.
Qualcosa, però, sembra cambiato. Si respira un’aria pesante, nervosa.

pausa || “Primo contagio da Coronavirus a Codogno”
Che sarà? Cospirazionismo? Un esperimento sociale? Un altro tentativo di varcare la soglia della scienza? Una semplice sfortuna? E’ un aereo? No, è un uccello!
Macchè, è il COVID-19 (con la terminologia scientifica pare tutto più intoccabile).
Apro Facebook: il caos.
Apro Instagram: il caos, ma con le foto.
Apro un giornale: il caos, ma con le foto e con i titoli (un pochino allarmistici).
Niente panico, niente panico. “La scuola è chiusa ed hanno annullato la gita a Barcellona”.
Ok, può iniziare il panico. Stento a crederci, ed invece è tutto reale.
La popolazione italiana viene richiamata alla “responsabilità sociale”: supermercati vuoti, farmacie prese d’assalto. Sì, proprio quella, bravi.
Sembra un vero e proprio film, uno di quelli apocalittici, surreali.
C’è chi se ne approfitta per ritirarsi in campagna al fine di replicare assiduamente la seconda edizione del Decameron e c’è chi sdrammatizza con lezioni online, compiti e falliti tentativi di una diversa didattica “ai tempi del coronavirus”.

Insomma, i giorni passano e la quotidianità pure. Bella l’adrenalina dell’avventura vero? Peccato che, tra i vari tormentoni su come lavarsi le mani, ci si dimentica, più del solito, dell’umanità.
E’ in momenti simili, infatti, che si può comprendere e toccare con mano la tipica essenza dell’uomo: ognuno sembra pronto a togliersi la propria maschera (quella di Pirandello, tranquilli) in modo da poter correre un centimetro più velocemente in questa scadente lotta di sopravvivenza.
La collaborazione, la solidarietà, la generosità (quella spassionata) vengono chiusi fuori dalla porta di casa assieme a tutte quelle persone che, abitualmente o meno, circondano la propria vita.
Certamente, “si tratta di precauzioni”. Come si tratta anche di non far collassare l’economia, di aiutare chi si trova in vera difficoltà, negli ospedali, per le strade, per questo o per altri mille motivi.

Di fronte ad un Governo che chiede di agire, di rimanere attivi e vigenti per il bene di un’intera comunità mondiale si sa solo rispondere con un arrendevole “andrà tutto bene”. Pensiamoci.
Se si isolano delle città o delle regioni intere? “Andrà tutto bene”.
Se ci si prende in giro fra Stati per una pizza e per una cattedrale bruciata? “Andrà tutto bene”.
Se dall’altra parte del mondo milioni di persone scappano a causa di guerre? “Andrà tutto bene”.
Se un amico si trova in difficoltà, che rispondi? “Andrà tutto bene”?
Un virus, un complesso di proteine e DNA senza occhi o bocca, ha permesso all’uomo di preferire “un metro di distanza” ad un semplice “come stai”.
Sentimenti sostituiti da paura. Razionalità sostituita da superficialità.
E la colpa non è dell’influenza. Si tratta di cambiare una mentalità cotta a puntino da individualismo, discriminazione e diffidenza: atteggiamenti che non passano con le alte temperature.

Sarebbe bello portare un po’ di calore tra le nostre case, tra le vie del Paese, nelle piazze, nei bar sempre con le dovute precauzioni. Sarebbe bello, e per di più è anche possibile!
Dipende da noi. Siamo noi a decidere. Non i virus, i maya, o i servizi segreti americani (o cinesi).

Parma, 7 marzo 2020
Esterno, sera. Ormai sono abituata a vedere girare le persone con guanti e mascherine, a cercare di limitare al massimo i miei rapporti sociali pur rimanendo in contatto con le persone care.
La scuola a distanza non è neanche così male (escludendo la maturità…).
Personalmente, forse anche troppo innocentemente, sto iniziando a pensare alla nascita di “un nuovo strano equilibrio”.

pausa ||
“Zona rossa tutta la Lombardia insieme ad altre 11 province”
“Stazione di Milano assaltata”
“Strutture sanitarie al collasso”

nono, aspetta un attimo
pausa pt.2 ||
“Zona rossa tutta Italia forse è meglio”

…ok, io per ora ci ho provato.

GAIA SIGNAROLDI 5^SAA

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